Gli acufeni e il loro significato secondo Ildegarda di Bingen

Gli acufeni e il loro significato secondo Ildegarda di Bingen

Ildegarda aveva compreso il legame tra gli acufeni, lo stato di stress cronico e i disturbi allo stomaco.

Cosa sono gli acufeni?

Gli acufeni sono un disturbo a carico dell’orecchio le cui cause sono sconosciute. Si tratta di un ronzio, un sibilo o fruscio avvertito nelle orecchie o nella testa indipendentemente da uno stimolo acustico esterno.
Il suono può essere avvertito in un solo orecchio o in entrambe le orecchie e può essere continuo o intermittente. È un disturbo che comporta un peggioramento della qualità di vita e per il quale non esiste ancora una cura specifica.

Gli acufeni sono il risultato di alterazioni di reti neurologiche implicate nella regolazione di segnali di rumore e di dolore con la conseguente percezione continua delle sensazioni a essi collegate. È interessante notare che le aree cerebrali connesse con il disturbo degli acufeni sono quelle coinvolte nella percezione degli stimoli sensoriali e alla modulazione ed elaborazione delle informazioni a essi correlate.

Queste aree sono il nucleo accumbens e diverse aree tra cui la corteccia prefrontale ventro-mediale e la corteccia cingolata anteriore. Quando è alterata l’elaborazione degli stimoli sensoriali, fanno la loro comparsa gli acufeni. Uno stato di ansia e depressione o uno stato di stress continuo può favorire la comparsa degli acufeni. Nell’ansia e nella depressione sono coinvolte le stesse aree cerebrali implicate nel disturbo degli acufeni.

Gli acufeni e la mancanza di ascolto

Nella descrizione del processo di insorgenza della malattia cronica, Hildegard von Bingen afferma che spesso “la malattia entra come dall’orecchio”. Cosa intende Ildegarda con questa espressione?

Centrale nel processo patogenetico è la nostra incapacità di vivere seguendo le nostre profonde aspirazioni. Il disallineamento tra ciò che desideriamo e i nostri reali comportamenti portano a nutrire emozioni legate a quelli che Ildegarda chiama vizi.

Rabbia, malinconia, invidia, attaccamenti, aspettative, mancanza di fiducia, di determinazione, generano pensieri “freddi” ovvero un modo di pensare condizionante che nel tempo comporta uno stato di stress permanente.

Sono i pensieri a danneggiare il fegato e da qui le piccole vene dell’orecchio. Certamente con questa espressione Ildegarda vuole sottolineare l’incapacità di ascoltare e ascoltarsi.

Solo un attento ascolto che si ha solo nella moderazione ovvero né nell’esultanza né nell’eccessiva tristezza, può permettere di seguire con coraggio la voce del cuore, il desiderio dell’anima.Le parole di Ildegarda danno quindi ragione delle evidenze scientifiche attuali dove gli acufeni sono appunto riferibili a disfunzioni delle aree cerebrali connesse con l’elaborazione degli stimoli sensoriali ovvero delle nostre emozioni.

Lo stomaco e gli acufeni

Secondo Ildegarda di Bingen quando lo stomaco si ammala l’infiammazione, ovvero quello che la badessa chiama flegma nocivo, si diffonde nella testa e colpisce le piccole vene dell’orecchio andando a colpire l’udito.
Le varie forme di gastrite si accompagnano sempre a forme di stress e questo conferma la correlazione tra acufeni e disturbi dell’udito con lo stress cronico.
Un’altra conferma delle intuizioni di Ildegarda e che ormai è noto come uno dei disturbi secondari del reflusso gastroesofageo, è proprio legato agli acufeni. Le vie nervose presenti nell’esofago sotto lo stimolo dell’acido proveniente dallo stomaco possono dare luogo a dolore a livello dell’orecchio interno.

I rimedi naturali di Ildegarda contro il disturbo degli acufeni

La descrizione di Ildegarda relativa al disturbo uditivo induce a considerare i seguenti percorsi di cura:

  1. lavorare sullo stato di stress;
  2. sostenere la funzionalità epatica;
  3. favorire il giusto “calore dello stomaco”;

Partendo dall’ultimo aspetto, tra i rimedi naturali consigliati da Ildegarda vi è la galanga, la spezia del cuore.
La galanga è “calda e secca e ha un grande potere”. Ha un’azione spasmolitica, carminativa, antinfiammatoria, digestiva e contrasta i disturbi associati all’acidità di stomaco.

Si può associare alla Salvia sclarea elisir, il gastroprotettore di Ildegarda. Questo rimedio naturale ha inoltre la capacità di permettere la liberazione e l’eliminazione di emozioni che creano confusione, irrequietezza, confusione mentale, agitazione.

In ogni disturbo cronico occorre lavorare sul fegato per assicurarne la corretta funzionalità. Un prodotto che potrebbe essere associato alla Galanga e Salvia Sclarea elisir è il Nasturtium elisir per il suo effetto depurativo e antiossidante epatico.

Nel caso in cui gli acufeni fossero di fatto associati a reflusso gastroesofageo sarebbe consigliabile associare alla galanga l’Artemisia Absinthium elisir, colagogo e stimolante il metabolismo epatico.Se invece gli acufeni fossero associati a muco occorrerebbe rimuoverlo con Viola elisir in grado di agire sulla malinconia e quindi su uno dei vizi che, insieme alla rabbia, genera ed è generato da stati di stress prolungato.

L’incenso contro il calo dell’udito

Thesaura Naturae Blog Incenso
Incenso

“Se l’udito dell’uomo venisse disturbato da qualche flegma o da qualche infermità, si prenda l’incenso bianco e se ne faccia uscire il fumo con carboni accesi e si faccia andare il fumo sull’orecchio tappato. Ma lo si faccia di rado, perché, se lo si facesse oltre misura, se ne otterrebbe un peggioramento. 

Il fumo dell’incenso bianco, invero, essendo più puro di quello dell’altro incenso, una volta scaldato dal fuoco, elimina il fumo dannoso che disturba il cervello e l’udito dell’uomo.”
-Ildegarda di Bingen

L’incenso è “fuoco” che purifica: armonizza il dialogo tra corpo e spirito. È pertanto utilizzato spesso nella meditazione e certamente proprio per il suo alto valore spirituale, nei riti sacri e per purificare.

Fisiologicamente è un importante antinfiammatorio e favorisce l’espettorazione. Allenta il dolore e le tensioni, anche psichici, e facilita la loro comprensione a un’ottava alta. Porta infatti in chi lo utilizza a integrare le esperienze di vita e trarne vantaggio per una evoluzione.

Quando inalato o diffuso, l’incenso trasmette un senso di pace, relax, appagamento e benessere generale. Proprio per questo motivo, è indicato nei casi di tinnitus dovuti all’eccessiva “stanchezza di sentire” come forma di ribellione nei confronti di chi consideriamo opprimente e, quindi, causa percepita di stress.
Infatti, quel rumore interno quale è l’acufene può compensare il rumore esterno che non vogliamo integrare. 

Dal momento che le persone intorno a noi non le possiamo cambiare, è quindi bene risolvere la questione in primis su noi stessi: con l’ascolto profondo ed un cambio in noi di percezione, generati solamente da uno stato di quiete interiore. 

Come suggerì Ildegarda, l’uomo è parte del creato e in esso trova la mano che lo accompagna verso il proprio posto, integrato in quel creato, al fine di manifestare  ciò che è realmente.

Compito dell’incenso è proprio quello di condurci per mano in un luogo fatto di silenzi ricchi di significato e ispiratori della corretta soluzione.

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